Il segreto dell’immortalità: le cellule HeLa

Le cellule HeLa costituiscono una linea cellulare umana stabile e  immortale, caratterizzata dalla capacità di dividersi infinitamente e per questo  altamente usata nei laboratori di tutto il mondo, per studi su cancro, aids, radiazioni, sequenziamento genomico e persino per la messa a punto del vaccino contro la poliomelite. Il loro utilizzo ha portato all’acquisizione di più di 11000 brevetti.

Il nome deriva dalla sigla con la quale le cellule furono messe in coltura e fa riferimento al nome della donna da cui furono prelevate: Henrietta Lacks. Ancora oggi, al di là dell’inestimabile contribuito alla ricerca scientifica, le cellule raccontano la storia della loro ‘’madre’’, regalandole così una vita immortale.

Henrietta, giovane donna sudamericana, il 29 Gennaio del 1951 fu visitata per forti dolori addominali nell’unico reparto di ginecologia riservato alle donne di colore del Johns Hopkins Hospital. Il medico di guardia le diagnosticò un tumore molto aggressivo alla cervice uterina  e Henrietta venne curata con l’inserimento di tubicini contenti radio. Il tumore però continuò a crescere e a diffondersi, portando la donna alla morte il 4 Ottobre dello stesso anno.

Mentre Henrietta veniva seppellita in una tomba anonima, le sue cellule -prelevate durante una biopsia senza il suo consenso- venivano messe in coltura dal dottor George Grey: si trattava delle prime cellule umane coltivate in laboratorio. Gli studi consentirono di scoprire che queste cellule erano immortali: avevano 82 cromosomi e si dividevano all’infinito, senza mai invecchiare. Infatti il Papilloma Virus, causa del tumore, aveva trasformato le cellule sane portandole a sovraesprimere l’enzima telomerasi, un enzima – di solito silente nelle cellule somatiche – coinvolto nella riparazione delle estremità terminali dei cromosomi e nel controllo naturale della morte cellulare.

Le cellule HeLa negli anni hanno sollevato varie problematiche dal punto di vista etico, proprio perché utilizzate a scopo di ricerca senza aver ricevuto il consenso: lo stesso dottor Grey non ne rivelò mai la provenienza. Mentre le sue cellule venivano usate in molteplici ambiti, Henrietta continuò a vivere nell’anonimato fino a quando, finalmente, nel 1998 le fu riconosciuto ufficialmente il grande contributo alla ricerca biomedica. 

credits immagine: startupitalia.eu

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